Kaisai No Genri: le tecniche segrete del Kata - HOMBU-DOJO Asd Arezzo - Scuola di Karate e difesa personale

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Kaisai No Genri: le tecniche segrete del Kata



Toshio Tamano:
"Uno dei  segreti che Higaonna rivelò a Miyagi fu la teoria dei kata, che successivamente lo stesso Miyagi battezzò "Kaisai No Genri".  Questa teoria spiega tutto ciò che riguarda i Koryu Kata (kata classici)
 e il loro contenuto: perché nel karate esistono i kata, come essi furono creati, come interpretarne correttamente i movimenti ed estrarne tecniche di combattimento reali ed efficaci. Coloro che per primo studiarono le tecniche di combattimento fecero di tutto per impedire che i loro studi venissero copiati o sottratti da altri. Visto che i movimenti erano relativamente facili da imitare e da ricordare, essi modificarono le tecniche originali e le inserirono nei kata.  Naturalmente le modifiche non furono portate a caso, ma seguivano tutte una regola ben precisa precedentemente stabilita. Così è praticamente impossibile che chi non conosca la teoria originale possa trovare il vero significato dei movimenti del kata. Una volta insegnati i kata, la chiave di interpretazione era rivelata solo a uno o due allievi ritenuti degni di ricevere in eredità il segreto.
Il maestro Miyagi una volta disse: "Il kata è come un rebus, se non conoscete la chiave d'interpretazione non ne ricaverete nulla". Questa chiave è la teoria del "Kaisai No Genri".
 "Higaonna scelse come allievo degno Chojun Miyagi, il maestro  Miyagi insegnò il "Kaisai No Genri" a Seikichi Toguchi, e il maestro
 Toguchi la rivelò a me.
In questo modo il vero spirito e le tecniche del karate Goyu Ryu tradizionale hanno potuto sopravvivere all'interno dello Shorei Kan, la scuola del maestro Seikichi Toguchi, e il karate Goyu Ryu ha potuto evolversi; tutto ciò grazie al " Kaisai No Genri".
Quindi per vero karate tradizionale s'intende quel karate che si rifà alla tradizione tramandata attraverso la teoria del "Kaisai No Genri" e trasmessa dal maestro all'allievo più fidato."




Kaisai no Genri

Nel 1991, in Giappone, Shihan Toshio Tamano, allievo del grande maestro Seikichi Toguchi (caposcuola Shorei-Kan), pubblicava il testo "Kaisai no Genri" ovvero la teoria del karate. E' il primo ed unico libro a parlare della teoria segreta del kata classico, un insieme di antiche norme codificate trasmesse dal maestro Miyagi al maestro Toguchi e quindi al maestro Tamano. Il testo ha avuto un enorme successo in Giappone ed ha aperto una nuova era nella storia del karate. Lasciamo le spiegazioni all'autore in questa intervista.

D. Shihan, ci dica a grandi linee di cosa tratta il suo libro.

R. L'argomento di questo libro è il "Kaisai no Genri", la teoria sul come ritrovare le tecniche segrete di combattimento contenute nei kata classici di karate. Nel libro ho discusso della relazione tra kata e kumite. Come è noto il kata di karate è simile ad una forma di danza a solo. Molti karateka non capiscono perchè dovrebbero praticare "forme di danza" per apprendere un'arte di combattimento come il karate. Essi pensano che per un'arte di combattimento sia auspicabile la sola pratica di tecniche di sparring come il free sparring. Per questo motivo, sebbene essi pratichino i kata, essi enfatizzano la pratica del jiyu kumite da competizione. A questo punto penso che sia lecito per questi karateka passare dal karate al full contact od alla kick boxing. In realtà il kata di karate non è una danza ma un esercizio a solo di tecniche di combattimento. Ho voluto rivelare una parte della teoria segreta del kata classico rivolgendomi ai karateka seri per spiegare il vero concetto del kata.

D. Si ha quindi l'impressione che le tecniche di combattimento siano nascoste nel kata: è così?

R. No anzi è il contrario. E' importante sapere che il kata di karate deriva dalle tecniche di combattimento e non viceversa.

D. Allora maestro, ci dica cosa è il kata di karate e come fu creato.

R. Il kata di karate fu creato come un esercizio di tecniche di combattimento. In Cina, in tempi remoti, fu sviluppata una tecnica di combattimento a mani nude. Col passare dei secoli, diverse scuole crearono ed accumularono numerose tecniche tipiche che venivano praticate in forme di allenamento in coppia. Essi trovarono che era praticamente impossibile ricordare e praticare tutte le tecniche dato che erano numerosissime. Scoprirono inoltre che detto modo di praticare era inconveniente sia perchè si aveva necessariamente bisogno di un partner sia perchè era impossibile nascondere il significato e l'applicazione delle tecniche agli occhi delle altre scuole. Da queste considerazioni si sviluppò l'esigenza di un nuovo tipo di esercizio. Il risultato fu la creazione della forma kata che ha una parvenza di danza. L'evoluzione ultima di questo percorso è il kata artistico del karate Goju-ryu di Okinawa.

D. Shihan, ci può dire allora cosa è la teoria del Kaisai?

R. Nella costruzione del kata, gli antichi usarono le tecniche originali di combattimento che venivano usate in coppia. Al fine di accordare tutti questi movimenti separati in una forma compatta e continua, furono costretti a modificare le precedenti. Ad ogni modo essi non le modificarono a caso ma stabilirono delle regole assai precise sul come cambiarle prima di iniziare a farlo. Questo significa che se noi siamo a conoscenza di dette regole possiamo trovare le tecniche originali di combattimento a partire dai kata di karate. Il fondatore del karate Goju-ryu, il maestro Chojun Miyagi dette il nome a questo insieme di prescrizioni di "teoria del Kaisai", Kaisai no Genri in giapponese. Se non la conosciamo, non possiamo decodificare le tecniche segrete nascoste nei kata. Il Kaisai no Genri è come una chiave per decodificare un messaggio crittografato.

D. E' quindi una azione molto grave modificare i kata perchè diviene impossibile estrarre le tecniche originali, è così?

R. Certamente diventa impossibile. Se il messaggio crittografato non è corretto, anche conoscendo il codice non possiamo giungere al messaggio originale. Se modifichiamo un kata le tecniche originali nascoste sono perse per sempre.

D. La teoria del Kaisai viene insegnata a tutti gli studenti?

R. Tutti gli studenti imparano i kata ma per preservare le tecniche segrete dagli occhi delle altre scuole, i maestri hanno sempre selezionato uno o massimo due studenti per generazione cui spiegare questa teoria.

D. Nella scuola del maestro Miyagi chi è a conoscenza della teoria del Kaisai?

R. Il maestro Toguchi la ha appresa dal maestro Miyagi, personalmente non so di alcun altro che ne abbia la conoscenza.

D. Quando ha iniziato a pensare di scrivere questo testo?

R. Non ricordo esattamente quando ma penso che l'idea di sviluppare questo testo mi nacque intorno al 1985 quando mi trovavo in Italia.

D. Perchè solo in giapponese?

R. Ho pubblicato questo libro in Giappone perchè era mia intenzione dire ai maestri di karate giapponesi ed ai loro discepoli che la teoria del Kaisai esisteva ancora. In Giappone molti maestri erano soliti raccontare ai loro allievi che la teoria fu persa durante la seconda guerra mondiale.

D. Cosa ha detto il maestro Toguchi del libro?

R. Toguchi Sensei è stato molto felice del libro. Egli ha tenuto un party in mio onore nell'occasione della pubblicazione del testo ed ha detto, in quella occasione, a tutti gli istruttori Shorei-Kan che il mio libro è il suo testamento per il karate.

D. Cosa si è detto di questo libro in Giappone?

R. Esso ha avuto molto successo. La principale rivista giapponese di arti marziali ha scritto che tutti i praticanti di karate dovrebbero leggerlo. I due quotidiani di Okinawa gli hanno dedicato ampio spazio ed io ho ricevuto svariate lettere dai lettori. Sicuramente ho smosso molte coscienze......

D. Shihan, pubblicherà questo libro anche in altre lingue?

R. In questo momento sto terminando la traduzione in inglese in previsione dell'uscita negli Stati Uniti.

D: Shihan, quanti capitoli contiene il suo libro?

R: Il mio libro "Okinawan Goju-Ryu Karate" contiene quattro capitoli che trattano quattro argomenti diversi. Nel primo capitolo si parla del Kaisai No Genri (La teoria del Kaisai). E' questo l'argomento principale del libro. Nel secondo capitolo spiego come i maestri Kanryo Higaonna, Chojun Miyagi e Seikichi Toguchi lavorarono utilizzando la teoria del Kaisai e resero così possibile l'evoluzione del Karate Goju-Ryu. Nel terzo capitolo, "Impressioni sul Karate", presento le mie idee per lo sviluppo futuro del Karate stesso; uno sviluppo verso l'agonismo e la competizione, ma mantenendo intatte le caratteristiche originali e dando la possibilità di competere garantendo l'assoluta incolumità e sicurezza dei praticanti. Nell'ultimo capitolo spiego la storia del Karate di Okinawa. Le sue origini non si conoscono precisamente; non esistono che pochissimi documenti e quei pochi trattano l'argomento in modo marginale. Ho cercato di approfondire le ricerche ed ho riportato in breve le mie opinioni e supposizioni.

D: Ci può illustrare in breve il primo capitolo?

R: Il primo problema che si pone è capire cosa è il kata, come si è sviluppato e a cosa serve. Capire questo è importante dato che, non conoscendo la teoria del Kaisai, non si riesce a capire che nesso vi sia tra kata e kumite. La forma estetica esteriore dei kata, il loro richiamo ad una forma di danza, confondono colui che non conosce la genesi dei kata ed il mascheramento delle tecniche al loro interno. Si crea così uno scollamento tra kata e kumite che porta ad una scorretta comprensione del karate. Molti maestri parlano della importanza del kata, senza peraltro sapere perchè il kata è fatto sotto forma di danza e senza sapere che la forma di danza è arte marziale; questo è molto difficile da spiegare ed è difficile capire questa relazione. Questa incomprensione ha però una implicazione assai preoccupante. Quando, chi intepreta il kata come una forma di danza, lo insegna ai propri allievi nel modo in cui lo ha percepito, inevitabilmente inserisce delle variazioni all'interno del kata stesso. Ad ogni passaggio da istruttore ad allievo vi saranno delle variazioni che avranno come risultato finale un kata profondamente modificato poichè coloro che cambiano i kata classici non conoscono la teoria e non sanno perchè pratichiamo i kata. Se sapessero come tradurre questi movimenti in tecniche di combattimento, allora non ci sarebbero più cambiamenti e la tradizione sarebbe preservata. Nello Shorei Kan si dice spesso che modificare i koryu kata è un crimine e che il compito di una certa generazione di karateka è quello di tramandare i kata classici inalterati alla generazione successiva. I koryu kata sono il nostro patrimonio (perchè da essi attingiamo tutte le tecniche della nostra arte) e tocca a noi preservarlo nel miglior modo possibile.

D: Shihan, come possiamo capire un kata?

R: Il primo passo da compiere è capire come sono nati e si sono sviluppati i kata. In breve, bisogna capire che tutto il processo è iniziato migliaia di anni fa e vi è stato un lungo cammino durante il quale è avvenuta una cristallizzazione da cui sono scaturite le arti marziali dei templi cinesi e quindi il Goju-ryu di Okinawa. Per questo motivo è importante la tradizione e per questo motivo noi la rispettiamo.Essa è il risultato della vita e del lavoro di centinaia di generazioni di maestri. Personalmente ho elaborato una teoria sugli stadi di sviluppo del kata, a partire dalla tradizione orale che è stata approvata dal maestro Toguchi.

D: Ci può dare delle delucidazioni su questa teoria?

R: Ci sono stati quattro stadi nello sviluppo dei kata: -il primo stadio è stato copiare la natura (in particolare gli animali ed i loro combattimenti). A questo livello si praticava sempre kumite a coppie. -il secondo stadio fu la creazione di esercizi a solo ma senza una organizzazione direzionale. In questo periodo vi furono forti influenze del buddismo Chan, del taoismo e di esercizi per la salute tipo Do-In. Ci sono tuttora delle scuole cinesi che eseguono questo tipo di esercizi. -il terzo stadio nacque da esigenze di compattamento delle tecniche ed è quello in cui nasce il concetto di diagramma Embusen. Si stabilirono delle regole per modificare i kata e renderli più facili da praticare. Questo è il livello di parecchi stili di kung fu. -il quarto stadio è il kata artistico di Okinawa. Il passaggio dalla Cina ad Okinawa fu caratterizzato dal temperamento mite ed artistico del popolo dell'isola che introdusse enfasi sulla eleganza ed espressività dei kata. Questo è, in estrema sintesi, il lunghissimo processo che ha portato i kata dal primo al quarto stadio. Oggi è certamente impossibile pensare di ricostruire cosa vi era al primo livello.

D: Come si ricollega questa teoria al Kaisai no Genri.

R: Il Kaisai No Genri consiste in tre principi fondamentali e molti altri secondari. Naturalmente i primi tre sono i più importanti. Gli altri lo sono un po' meno, ma sono altrettanto utili per la comprensione dei kata. Se non seguiamo questi principi, non riusciremo mai a ritrovare le tecniche reali di combattimento celate nei koryu kata. I tre principi fondamentali sono: 1. Non fatevi ingannare dai movimenti del kata, che sono regolati dall'Enbusen 2. Nel kata avanzare significa attaccare ed indietreggiare significa difendersi 3. Nel kata l'avversario è sempre uno solo e davanti a voi

D. Sono abbastanza vaghi. E' difficile comprenderne l'esatto significato.

R. Naturalmente! Non per nulla stiamo parlando di una teoria segreta. Se tutto fosse alla luce del sole non sarebbe più un segreto. Comunque lasciatemi spiegare il primo principio del Kaisai no Genri. Dice testualmente : Non fatevi ingannare dai movimenti del kata, che sono regolati dall' Enbusen. La coreografia del kata si basa sulle regole del diagramma Enbusen. Le tecniche utilizzate nei kata si chiamano Hyomen Gi (Tecniche esteriori). Le Hyomen Gi furono create per poter comporre delle forme di kata, simili alla danza ed eseguibili da soli. Sono tecniche modificate. Il Kaisai è il lavoro di ricerca delle tecniche di combattimento originali, create dagli antichi maestri e questa ricerca deve essere fatta al di là dell'apparenza delle Hyomen Gi. Queste tecniche originali, una volte ritrovate, si chiameranno Kaisai Gi. Il significato ultimo del primo principio fondamentale del Kaisai no Genri è proprio questo: Non confondete le Hyomen Gi con le Kaisai Gi. Ciò significa: "non pensate che il movimento del kata sia la tecnica reale". Questo principio è alla base della teoria del Kaisai e di molti gravi fraintendimenti. Esso sancisce il fatto che le tecniche originali sono veramente nascoste nelle tecniche del kata e quasi sempre non sono simili alle relative tecniche camuffate. In altre parole se non si conoscono le regole del Kaisai è impossibile recuperare le tecniche originali. La grandezza degli antichi maestri sta nella costruzione di questi kata che hanno una logica esterna già coerente ma nascondono un patrimonio infinito sotto forma di altri movimenti.

D. Questo significa che non possiamo utilizzare le Hyomen Gi per il combattimento reale?

R. No, non ho detto questo. Ho semplicemente detto che le Hyomen Gi non sono le Kaisai Gi. Alcune Hyomen Gi sono molto efficaci anche nel combattimento reale, ma quelle tecniche sono ovvie nel kata e riconoscibili da chiunque. Ciò ci fa capire che i nostri predecessori non consideravano importante celarle agli occhi delle altre scuole. Non sono tecniche segrete.

D. Ci può spiegare le regole del diagramma Enbusen?




R. Enbusen letteralmente significa linee di sviluppo del kata. E' il diagramma che regola le direzioni degli spostamenti nel kata (Diagramma A). Venne stabilito quando gli antichi maestri cominciarono a creare i kata di Karate da eseguirsi da soli. Tutti i kata del Karate di Okinawa, indipendentemente dallo stile, seguono questo diagramma.

D. Ma, mi scusi Shihan, in nessuno dei koryu kata del Goju-Ryu ci si muove in direzioni così semplici. Per esempio, nel kata Saifa, all'inizio, avanziamo a zigzag. Come si spiegano questi spostamenti con un diagramma tanto semplice?

R. E' un'ottima domanda. Il nome completo dell'Enbusen è: Kata no Kihon Enbusen (Enbusen basilare del kata). E' importante sapere che ci sono due tipi di Kihon Enbusen: il primo è lo Shu (principale) Enbusen, l'altro è il Fuku (supplementare) Enbusen. Entrambi hanno la stessa forma, ma hanno funzioni differenti: lo Shu Enbusen è considerato la mappa di base del kata e non si muove; mentre il Fuku Enbusen si muove sulle linee dello Shu Enbusen come fosse un battello pilota. Prendiamo ad esempio il kata Saifa. Guardate il diagramma B. Il punto di partenza del kata si chiama Shu Kiten. Nel kata Saifa avanziamo nella direzione H partendo dallo Shu Kiten. Nel punto in cui ci fermiamo, immaginiamo un nuovo Kiten (Fuku Kiten) e stabiliamo un Fuku Enbusen nella stessa direzione dello Shu Enbusen. Questo è il Primo Fuku Enbusen. Ora eseguiremo le tecniche secondo questo diagramma; la tecnica successiva seguirà le direzioni del primo Fuku Enbusen, non dello Shu Enbusen. Nel kata Saifa il passo successivo si esegue verso la direzione G1 partendo dal Fuku Kiten 1. Ed ancora, nel punto in cui ci fermiamo, stabiliremo un nuovo Kiten (Fuku Kiten 2) ed il Secondo Fuku Enbusen nello stesso modo in cui abbiamo stabilito il primo. Una volta terminate le tecniche sul secondo Fuku Enbusen, avanziamo ancora verso H2 (Diagramma C). Continuiamo così, stabilendo molti Fuku Enbusen sullo Shu Enbusen. Alla fine del kata Saifa, l'ultimo Fuku Kiten, si sovrappone allo Shu Kiten. Questo principio, secondo il quale il kata finisce al punto d'inizio, si chiama Kiten Shuketsu no Genri (regola della fine del kata sul Kiten)

D. Di conseguenza, la regola dell'Enbusen fu stabilita per poter creare dei kata molto compatti, eseguibili da soli?

R. Esattamente.

D. Allora, seguendo la regola di Kiten Shuketsu no Genri, dobbiamo terminare il kata sul punto Kiten. Se non terminiamo sul Kiten non avremo eseguito il kata correttamente?

R. No. Questa regola fu stabilita per coloro che crearono i kata, non per noi che li eseguiamo. Alcuni kata di Goju-Ryu terminano con lo Shu Kiten e l'ultimo Fuku Kiten sovrapposti, altri no. Se gli antichi maestri non si preoccuparono troppo di sovrapporre il punto di partenza ed il punto di arrivo e crearono alcuni kata di conseguenza , come potremmo noi terminare il kata sul Kiten? Se un kata non segue questa regola e lo eseguiamo secondo gli intendimenti originari non commetteremo nessun errore terminando il kata lontani dal Kiten.

D. Ci sono altre regole che riguardano l'Enbusen?

R. Si. Esiste la regola dell'equilibrio dei passi. I kata, normalmente, sono stati creati in modo da controbilanciare i passi. Per esempio, se avanziamo o ci muoviamo verso destra, indietreggeremo o ci muoveremo verso sinistra durante il movimento successivo. Un'altra regola importante e quella della Limitazione del numero di ripetizioni dei passi. Nel kata di Goju-Ryu Suparinpei, vi è una ripetizione di quattro passi; questo è il massimo. Tre passi sono più comunemente utilizzati in altri koryu kata. Esistono molte altre regole del diagramma Enbusen, ma quelle che vi ho spiegato sono le più importanti.

D. Così, se ho ben compreso, i kata sottostanno a numerose regole?

R. Esattamente. Ecco perché il primo principio ci esorta a non lasciarci ingannare dai movimenti del kata. E' sorprendente il numero di persone che, erroneamente, considerano i movimenti del kata, vere e proprie tecniche di combattimento. Cerchereste di mantenere l'equilibrio dei passi durante un combattimento reale? "Sono andato in avanti prima, quindi adesso devo tornare indietro per mantenere l'equilibrio dei passi". Oppure non fareste il quinto passo consecutivo per non superare il numero di ripetizione dei passi stabilito? Nessuno si comporterebbe così durante un combattimento reale. Ma le Hyomen Gi sono state disegnate in questo modo e seguono queste regole. Le tecniche dei kata sono artificiali, mentre le tecniche reali di combattimento devono essere spontanee. Dobbiamo sempre tenerlo a mente.

D. Ma come facciamo allora a trovare la relazione tra Hyomen Gi e Kaisai Gi se i movimenti dei kata non hanno nulla a che fare con le tecniche reali di combattimento?

R. Per rispondere a questa domanda dovremmo analizzare la seconda regola : Nel kata avanzare significa attaccare, indietreggiare significa difendersi.

D. Shihan può spiegarci come facciamo allora a trovare la relazione tra Hyomen Gi e Kaisai Gi se i movimenti dei kata non hanno nulla a che fare con le tecniche reali di combattimento?

R. Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare la seconda regola : Nel kata avanzare significa attaccare, indietreggiare significa difendersi. Vale a dire che in tutti i koryu kata ad un passo in avanti corrisponde una tecnica di attacco; ad un passo indietro, una tecnica di difesa. Ad esempio molti pensano che le due tecniche gedan uke in shiko dachi del kata Seyunchin siano due parate. Se verificate osservando gli spostamenti, noterete che si esegue un passo avanti ed uno indietro. Le tecniche kaisai sono, quindi, un attacco ed una difesa. Le tecniche dei kata sono Hyomen Gi; non fatevi ingannare dai movimenti esteriori e non confondeteli con le vere tecniche di combattimento. Questo principio è una delle basi del sistema Shorei-kan iniziato dal maestro Miyagi e completato dal maestro Toguchi ed è stato da loro utilizzato per creare tutti gli esercizi dell'Hojo Undo, i Fukyu kata e tutti i vari tipi di kumite (kiso, bunkai, jissen...). Se uniamo ora i primi due principi iniziamo ad intravedere la bellezza della architettura dei kata e la possibilità di costruire interessanti applicazioni.

D. Già da questa breve analisi dei primi due principi fondamentali del Kaisai cominciamo a comprendere la complessità e la bellezza dei kata classici. Cos'altro aggiunge il terzo principio?

R. Il terzo principio è:"Nei kata l'avversario è sempre uno solo e di fronte a noi". "...sempre uno alla volta..."; nel karate, anche se si deve combattere contro cinque avversari, si deve ricondurre il combattimento a cinque combattimenti uomo contro uomo. E' sempre uomo contro uomo e faccia a faccia. Nei kata classici, ci sono anche delle tecniche di difesa da attacchi alle spalle, ma il principio delle tecniche di karate è di pensare sempre al faccia a faccia. Per gli attacchi da dietro c'è un'altra teoria.

D. Eppure si vedono spesso applicazioni di kata eseguite con più avversari...

R. Questo è un esempio di incomprensione della teoria del kaisai: si confonde il movimento del kata con la tecnica di combattimento reale e le direzioni dell'embusen con il numero di avversari con cui si combatte. In un combattimento reale sarebbe assurdo fare tre passi avanti e tre pugni per colpire una persona lontana, sarebbe assurdo fare una parata a destra solo perchè ne ho fatta una a sinistra precedentemente; allo stesso modo è assurdo pensare che se arriva un pugno destro devo pararlo per forza con la sinistra perchè nel kata il movimento è quello. Le tecniche del kata non sono le tecniche del kaisai. Una altra importante precisazione va fatta sul Bunkai. Molti maestri dicono che kaisaigi è come bunkaigi, che le tecniche dei bunkai sono le tecniche del kaisai. A costoro dico solo che il maestro Miyagi, colui il quale ha creato i bunkai, non usava bunkai come sinonimo di kaisai (ndr. i due termini, in giapponese sono sinonimi). Per questo motivo molte scuole hanno fatto un'enorme confusione. La teoria del bunkai non è la teoria del kaisai. Questi sono i tre principi fondamentali. Se applichiamo questi principi possiamo trovare delle tecniche che quanto meno sono molto simili a quelle originali; se non li usiamo non troveremo mai le tecniche originali. Si può ora intuire perchè ogni singola tecnica di un kata è molto importante; non è sufficiente ricordare le tecniche, ma occorre eseguirle correttamente in ogni dettaglio.

I Maestri Toshio Tamano Seikichi Toguchi


D. Ora si capisce perchè i kata classici sono così importanti....

R. Avrete almeno capito perchè si praticano i kata. Questo è l'unico modo per preservare la tradizione. I kata sono molto importanti, ma se sono cambiati da qualcuno non si ha più modo di ritornare alla forma originale; questo è il loro punto debole. Alcuni maestri, cambiando le tecniche dei koryu kata ed insegnandole modificate ai loro allievi, hanno legittimato questi ultimi, una volta diventati istruttori, ad apportare ulteriori modifiche. Così in breve tempo si distrugge un'arte marziale. Questo è un punto molto, molto triste riguardo al karate. Molte persone non capiscono perchè si eseguono i kata, e si arrogano il diritto di cambiarli con la giustificazione del "ah così è meglio.." ed ogni giorno inventano tecniche nuove. Una volta modificata, anche solo nei minimi particolari, la tecnica originale è perduta per sempre.

D. Cosa altro ci può dire sulla teoria del kaisai?

R. Questi esposti sono i tre principi fondamentali della teoria che è però ben più complessa ed articolata. Essa si basa anche su altri principi secondari e su dei corollari.

D. In conclusione di questa spiegazione ci può mostrare, con l'ausilio di alcune immagini, un esempio di confusione tra hyomengi e kaisaigi?

R. Certamente, il mio testo giapponese è ricco di questo genere di spiegazioni che fanno ben comprendere l'uso di questa teoria. Prendiamo in analisi la tecnica tate hiji uchi in nekoashi dachi presa dal koryu kata Seyunchin. Essa viene eseguita due volte di seguito arretrando in surii-ashi. L'analisi Kaisai prende in considerazione tutti gli elementi della tecnica perchè hanno tutti un significato. Arretrare abbiamo visto vuol dire tecnica di difesa, il numero delle ripetizioni successive di una tecnica ha un altro significato, il fatto che si arretri in surii ashi e non in ayumi ashi è un'altra informazione e così via.


Nelle foto A e B vediamo la tecnica del kata, nelle successive due, C e D, l'applicazione hyomengi, che alcuni sostengono essere la tecnica originale. In questo caso, essendo stati bloccati alle spalle, ci si libera con questo movimento delle braccia colpendo con il gomito all'indietro l'avversario. Prima di analizzare questa applicazione dobbiamo aggiungere un'altro aspetto sulle tecniche "Kaisai". Le tecniche del Kaisai sono sempre dinamiche, mai di difesa personale statica. Certo si possono estrarre questo tipo di tecniche dai kata ma è un discorso secondario. Inoltre bisogna pensare che le tecniche che venivano elaborate dai grandi maestri erano tecniche per combattere contro esperti avversari. Per questo motivo le tecniche del kaisai rispondono sempre alla domanda: " è questa la tecnica più efficace per risolvere questa situazione?" Quando è possibile si ricorre sempre a tecniche risolutive come un mae-geri ai testicoli, un hiji uchi o simili. Naturalmente ad attacchi con tecniche esperte corrisponderanno parate e contrattacchi adeguati. Senza quindi ricorrere alla teoria del kaisai è quasi sempre possibile smascherare una tecnica Hyomengi per il fatto che quella situazione si può risolvere in modo evidente con una mossa più semplice od efficace. Nel nostro esempio, inoltre, in un vero combattimento tra due esperti, chi attacca alla schiena non si avventurerà certamente in un bloccaggio come quello della foto C che lo espone comunque ad una serie di possibili contrattacchi assai pericolosi. Egli da dietro colpirà con violenza la schiena dell'avversario con i pugni o con il ginocchio. Questo è un concetto fondamentale: le tecniche del Kaisai sono tecniche concepite per veri combattimenti tra esperti, non sono per la difesa personale da attacchi banali, o per il combattimento agonistico. Questo è uno dei motivi per cui questa applicazione sicuramente non è Kaisaigi. Un altro aspetto è l'efficacia che deve sempre essere evidente e sperimentabile nella tecnica originale. In questo caso è chiaro che, se la persona che fa la presa stringe in modo adeguato, non si può uscire in questo modo dal bloccaggio. Non dimenticate mai che dietro alla teoria c'è sempre la pratica del combattimento; verificate le vostre tecniche praticamente. Nel caso specifico provate a liberarvi in questo modo dalla presa di un uomo sufficientemente forte. Abbiamo già visto che la tecnica kaisai deve essere una parata e questa hyomengi non è una parata. Abbiamo anche detto che le tecniche originali sono concepite per un combattimento in cui si fronteggia l'avversario. Si nota quindi grazie a questo esempio come si possa vedere facilmente se una tecnica sia stata estratta usando la teoria del Kaisai o no.

D. Allora, qual'è la tecnica kaisai dell'esempio visto?


Nel nostro esempio la tecnica Kaisaigi (foto E e F) è una parata contro un attacco di mae hiji uchi, tecnica assai difficile da parare. In questo caso si arretra e si colpisce un atemi preciso del braccio dell'avversario con il proprio gomito.

D. Abbiamo così capito come si smascherano le false kaisagi, ma come si fa a risalire alle tecniche vere dai movimenti del kata?

R: Il modo in cui si estrae la tecnica originale è un segreto della scuola Shorei-Kan e si inizia a studiare nel programma di esame a partire dal livello di sandan. Si può solo dire che si usano le regole del Kaisai (che sono molte) secondo la stessa teoria.

D. Allora con gli elementi che ci ha messo a disposizione possiamo anche noi cimentarci nello smascheramento delle false kaisaigi

R. Si, divertitevi pure in questa sorta di esercizio teorico, ma non dimenticate il principio fondamentale e primario del karate: praticare, praticare, praticare!!!

D. Shihan, cosa può aggiungere sulla teoria del kaisai?

R. Ci tengo a sottolineare che non è vero, come in Giappone asserivano molti maestri (prima che uscisse il mio lavoro), che durante la seconda guerra mondiale tutti i maestri che conoscevno la teoria dei kata sono morti; noi siamo qui! Io ho scritto a partire dalla nostra storia, non mi sono inventato nulla. Molti maestri mettono a punto delle loro teorie personali, inventano delle storie; io ho scritto un libro per spiegare in modo accurato cosa è la teoria del Kaisai e per portare prova che esiste ancora. Ci tengo particolarmente a riportarvi quanto ho voluto che fosse scritto sulla fascetta esterna del libro giapponese:"questo è il testo della teoria del karate goju-ryu che ho scritto partendo dall'insegnamento del maestro Toguchi e del maestro Miyagi (loro l'hanno tramandato, io ne ho scritto)".

D. Ci può spiegare perchè ha dedicato il terzo capitolo all'argomento "le impressioni sul karate (in Giappone)"?

R. In Giappone oggi l'immagine del karate è assai bassa e le opinioni al riguardo sono assai negative. A mio avviso la causa principale del decadimento e il jiyu kumite che fu introdotto in Giappone, non ad Okinawa. Come ho già detto il karate di Okinawa era molto più artistico per cui l'allenamento era molto più incentrato sul kata che non sul kumite, direi all'ottanta per cento kata ed al venti kumite se non addirittura novanta-dieci. Ci sono ancora oggi ad Okinawa dei maestri che insegnano nel modo antico e la cui lezione si svolge nel seguente modo: kata poi makiwara, pausa poi ancora kata e makiwara...

D. Poi che accadde?

R. Intorno al 1920 i maestri Miyagi, Mabuni, Funakoshi andarono ad insegnare in Giappone a Tokyo, Kyoto, Osaka, Kobe per diffondere l'arte. Essi iniziarono ad insegnare nelle università perchè il karate, essendo sconosciuto in Giappone, era escluso dal circuito ufficiale delle arti marziali. Il karate fu introdotto dai maestri di Okinawa e fu naturalmente introdotto nel modo in cui le persone erano solite praticare in Okinawa, il che vuol dire che vi era enfasi sulla pratica dei kata. Quando questo sistema fu introdotto in Giappone, gli studenti, i quali non capivano l'importanza dei kata, pensarono che non fosse ancora una arte marziale completa ed iniziarono a modificarla usando l'idea di arte marziale che i giapponesi già possedevano. Da qui inizia la grande confusione del karate. Gli studenti introdussero il jiyu kumite (che ad Okinawa non era praticato) perchè erano insoddisfatti dalla pratica dei kata, iniziarono da soli e si crearono le regole prendendo a prestito dalle altre arti marziali termini come ippon e waza-ari. Il loro scopo non era però quello di fare evolvere il karate bensì quello di competere per divertirsi. In questo processo è però venuto a mancare un controllo, una supervisione dato che furono gli studenti a decidere tutto.

D. Ma i maestri non dissero nulla?

R. Oh, no! I maestri richiamarono duramente gli allievi ma questi, anche alle spalle dei maestri, non desistettero. I maestri di Okinawa provavano una forte avversione al jiyu kumite. Vi voglio citare due storie eloquenti. Shinken Taira Sensei era allievo di Funakoshi Sensei e si trasferì a Tokyo per fargli da assistente. Taira ha raccontato a Toguchi Sensei che, ai tempi dell'introduzione del jiyu kumite, egli girava con altri istruttori per le palestre di boxe di Tokyo a cercare studenti che praticavano combattimento libero "clandestinamente". Quando li scovava, dava loro una lezione davanti a tutti per esortarli a terminare quella pratica alle spalle di Funakoshi Sensei. Il secondo esempio mi riguarda in prima persona. Durante i primi anni di studio con Toguchi Sensei, desideravo fare jiyu kumite contro la sua volontà. Io lo praticavo alle sue spalle ma quando egli mi scoprì, si arrabbiò moltissimo ed entrambe le volte che accadde mi allontanò dal dojo per più di un mese. Penso che ora sia chiaro l'atteggiamento dei maestri di Okinawa nei confronti del jiyu kumite. Ciò che è difficile spiegare è però il particolare clima che vige nelle università in Giappone, ove lo studente gode di privilegi e di una gerarchia del tutto particolari, e che ha permesso che si verificasse quanto vi ho detto.

D. Poi che accadde?

R. Come ho detto, furono gli studenti universitari ventenni ad introdurre il jiyu kumite. Il primo problema nacque al riguardo della sicurezza. Quando si è giovani, si è spavaldi e "bulli" e, specialmente in Giappone, gli studenti amano molto certe attività. Il karate universitario divenne violento, il che non fu un problema sino a che fu praticato solo tra studenti, ma pose grandi limiti al suo sviluppo quando divenne popolare e fu necessario proporlo a bambini, persone anziane o comunque con altre motivazioni. Il problema della incolumità dei praticanti è allora diventato assai importante. Per questo motivo Miyagi Sensei volle supervisionare questo processo per fare progredire il karate come arte marziale e come sistema educativo. Egli volle un sistema con buone regole e protezioni per potere organizzare competizioni di karate con sicurezza.

D. Shihan, cosa pensa del jiyu kumite oggi?

R. Penso che l'idea del jiyu kumite sia corretta. Anche Miyagi Sensei pensava che fosse giusta l'idea di fare competizioni in un sistema di sparring. Egli voleva creare un sistema di combattimento con protezioni dato che sapeva che il karate non era ancora completamente sviluppato. Egli scrisse in "karate-do Gairyaku" (note generali sul karate-do) nel 1936 che avrebbe desiderato seguire lo spirito delle arti marziali giapponesi creando un tipo di combattimento adatto a competizioni di sparring. L'alternativa sarebbe stata di rimanere indietro rispetto al judo ed al kendo. Miyagi Sensei desiderava fare come Jigoro Kano nel judo e Shusaku Chiba nel kendo. Lavorò a questo progetto, creò un sistema, delle regole, delle protezioni. Durante il suo soggiorno a Tokyo progettò e fece costruire delle protezioni, ma non ne fu soddisfatto, dato che queste si ruppero sotto i colpi portati. Miyagi Sensei iniziò questo lavoro prima della guerra ma non lo concluse sia per le sue precarie condizioni di salute dopo la guerra che per l'isolamento di Okinawa dal Giappone a causa della occupazione americana. In quel periodo era veramente difficile uscire dall'isola. Dopo parecchi anni Toguchi Sensei capì il desiderio di molti allievi di competere e proseguì l'idea di Miyagi Sensei. Arrivò ad organizzare per due anni di seguito delle competizioni Shorei-kan a Tokyo ma, non pago del risultato, le sospese. Egli non era pienamente soddisfatto del risultato e lasciò incompiuto il lavoro. Quando compresi la teoria del Kaisai ed arrivai a padroneggiarla, ripresi il lavoro iniziato dai maestri Miyagi e Toguchi. Il mio approccio è stato però diverso. A mio avviso è importante stabilire prima delle regole e studiare successivamente delle protezioni ad hoc. I miei predecessori presero delle protezioni e stabilirono successivamente delle regole peraltro abbastanza generiche. Le loro regole erano quelle del combattimento completamente libero come si usava una volta e non vi era praticamente alcuna limitazione dei colpi. Io non so precisamente che regole ci fossero al tempo di Miyagi Sensei ma Yagi Sensei mi ha riferito che quando provarono ad Okinawa le protezioni fatte a Tokyo dal Maestro, un praticante si prese un nukite negli occhi con le conseguenze che si possono immaginare. L'idea da cui partirono era quella di usare qualunque tecnica dei kata, senza alcuna limitazione di tecnica o di bersaglio. Ma, come ho detto, non si può tirare agli occhi, e, anche se si indossa una maschera del tipo da kendo, non si può colpire di tsuki al mento, è comunque troppo pericoloso.

E' fondamentale il fatto che le tecniche debbano essere limitate. Nel judo Jigoro Kano Sensei limitò atemi waza, kansestsu waza, tutte tecniche del ju-jitsu che erano però troppo pericolose nel combattimento libero. Lo stesso discorso vale per il kendo moderno come per la scherma occidentale.

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Kaisai no genri

This article includes a list of references, but its sources remain unclear because it has insufficient inline citations. Please help to improve this article by introducing more precise citations. (May 2015)
Kaisai no genri is a theory and set of rules of thumb which were used by Gōjū-ryū karate masters (Chōjun Miyagi, Seikichi Toguchi) to extract the primary fighting applications (Oyo) encoded into karate kata by the creators.[1] These rules were historically kept secret and passed on to the most senior students of a school only near the death of the head of the organisation.[2][3][4] Without such a rule set describing how kata are constructed, the likelihood of deciphering the original combative meaning of the movements in the kata is very low.[1]
Contents
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  • 1 Theory
  • 2 The rule set
    • 2.1 Shuyo san gensoko - Three basic rules
    • 2.2 Hosoku joko - Advanced rules[2]
  • 3 Rule sets used by other karate masters
    • 3.1 Kenwa Mabuni
  • 4 References
  • 5 Books
  • 6 Journals
  • 7 External links
Theory
The theory behind Kaisai no genri is that originally kata began as sets of paired drills or "sparring sets" practised by ancient martial artists.[5] Over time large numbers of these drills became difficult to remember and so the defensive portion of the drills were assembled together into units and became the first kata.[5] It is worth noting that these would probably have been Chinese martial art forms.[citation needed] By the time kata were created in Okinawa, the concept would have been well established.[citation needed]
The attacking methods were not recorded in the forms and are therefore are unknown.[5] However, they may be inferred from limb and body positioning and preceding and following movements through the process of bunkai or in Gōjū-ryū karate the process of Kaisai.[1] It has been theorised by Patrick McCarthy that the drills and defensive routines recorded were responses to Habitual Acts of Physical Violence (HAPV Theory).[6]
The rule set[edit]
The rule set is broken down in to three basic rules and nine advanced rules.
Shuyo san gensoko - Three basic rules
  1. Don't be deceived by the shape (embusen) of the kata.
    The kata embusen is designed to allow the kata to be performed within a small space. The shape of the embusen has no bearing on the meaning of the techniques in the kata.
  2. Techniques executed while advancing are offensive. Those executed while retreating are defensive.
  3. There is only one opponent and he is in front of you.
    Turning to face a new direction while performing the kata does not mean you are turning to face a new opponent.
Hosoku joko - Advanced rules[2][edit]
  1. Every movement in kata is significant and is to be used in application.
    There are no "salutation", religious or empty movements in kata. All movements in the kata have meaning.
  2. A closed pulling hand returning to chamber usually has some part of the opponent in it.
    When pulling a hand to the chamber position, particularly if it is closed, it should be considered to have some part of the opponent in its grip. e.g. an arm, wrist or even head.
  3. Utilize the shortest distance to your opponent.
    The kata will typically attack the opponent with the closest part of your body.
  4. If you control an opponent’s head you control the opponent.
    Kata techniques often target Kyusho (vital or weak points of the body), many of the most important of these are in the head. e.g. eyes or throat.
  5. There are no blocks.
    Uke are not blocks, they are "defences", however in kata they may not even represent defences, but simply be the movements of the limbs required to execute a more complex technique like a throw.
  6. Angles in kata are very important.
    The angle to which you turn represents the angle which you must take relative to the opponent for the technique to work. It does not represent turning to face a new opponent.
  7. Touching your own body in kata indicates that you are touching part of your opponent.
    In the absence of a partner to practice with, where the kata touches your own body, you would be touching or holding part of the opponent's body.
  8. Don't attack hard parts of your opponent with hard parts of your body.
    The kata typically strikes hard parts of the opponent with soft parts of your body and soft parts with hard parts of your body.
  9. There are no pauses in the application.
    The rhythm of the performance of kata has no bearing on the performance of the techniques extracted from it.
Rule sets used by other karate masters

  1. ^ Jump up to:a b c Toguchi, Seikichi. Okinawan Goju-Ryu II: Advanced Techniques of Shorei-Kan Karate. p. 47.
  2. ^ Jump up to:a b c Kane; Wilder. The Way of Kata: A Comprehensive Guide for Deciphering Martial Applications. pp. 109–110.
  3. Jump up^ Toguchi, Seikichi. Okinawan Goju-Ryu II: Advanced Techniques of Shorei-Kan Karate. p. 44.
  4. ^ Jump up to:a b Ashrafian, Hutan (2014). Warrior Origins: The Historical and Legendary Links Between Bodhidharma, Shaolin Kung-Fu, Karate and Ninjutsu. The History Press. ISBN 9780750957472.
  5. ^ Jump up to:a b c d Toguchi, Seikichi. Okinawan Goju-Ryu II: Advanced Techniques of Shorei-Kan Karate. p. 48.
  6. Jump up^ McCarthy, Patrick. Ancient Okinawan Martial Arts, Vol. 2. p. 14.
  7. Jump up^ Mabuni, Kenwa (1938). Kobo Kenpo Karatedo Nyumon. pp. 139–140.
  8. Jump up^ Joe Swift. "Wisdom from the Past: Tidbits on Kata Applications from Pre-War Karate Books. Part One". http://seinenkai.com/. Retrieved 4 April 2015.
Books[edit]
  • Kane, Lawrence; Wilder, Kris (2005). The Way of Kata: A Comprehensive Guide for Deciphering Martial Applications. Ymaa Publication Center. ISBN 978-1594390586.
  • Toguchi, Seikichi (2001). Okinawan Goju-Ryu II: Advanced Techniques of Shorei-Kan Karate. Black Belt Communications. ISBN 978-0-89750-140-8.
  • McCarthy, Patrick (1999). Ancient Okinawan Martial Arts, Vol. 2. Tuttle Publishing. ISBN 978-0804831475.
  • Ashrafian, Hutan (2014). Warrior Origins: The Historical and Legendary Links Between Bodhidharma, Shaolin Kung-Fu, Karate and Ninjutsu. The History Press.ISBN 9780750957472.
  • Mabuni, Kenwa (1938). Kobo Kenpo Karatedo Nyumon.
Journals[edit]
  • Lenzi, Scott (1995). "The Tensho kata the Smilling form of Goju-Ryu karate". Black Belt (Active Interest Media, Inc) 33 (10): 99. ISSN 0277-3066.
  • Lenzi, Scott (1999). "Seikichi Toguchi - Goju-ryu Master left a lasting Legacy". Black Belt (Active Interest Media, Inc) 37 (9): 133. ISSN 0277-3066.
  • Lenzi, Scott (2001). "Concealed techniques of Saifa kata of Okinawan Goju-ryu". Black Belt (Active Interest Media, Inc) 39 (11): 89. ISSN 0277-3066.
 
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